Gennaio dura cent’anni, il velluto molto di più.

Ora che lo avete visto, capite quanto ho rosicato di non essere riuscita a metterlo in vendita in tempo per capodanno?

Gennaio dura cent’anni, il velluto molto di più.

Ora, detto da me che non ho mai amato festeggiare il capodanno, potrebbe apparire contraddittorio. Ma la me che non ama festeggiare il capodanno sa benissimo che se amasse festeggiare il capodanno indosserebbe questo vestito.
Ma amiche, il problema evidentemente non si pone: è il 21 gennaio, il capodanno è passato da un po’ (cento anni, ovvero la durata percepita di gennaio) e a me non piace piangere sul latte versato (allitterazione non voluta, e infatti è cacofonica).

Andiamo oltre, quindi, e parliamone.
La prima versione che ho visto di questo vestito era color zucca e il velluto era di un tipo rigido e spesso, dunque mi è preso un colpo. Per fortuna sono stata fornita, dalla genetica e dall’ambiente, di molta immaginazione e capacità di proiezione, e sono riuscita a visualizzarlo con lo splendido velluto blu e marrone, in seta e viscosa, che avevo scelto insieme a Viola mesi fa.

La viscosa rende il tessuto fluido, morbido, movimentato, la seta ne esalta il colore e la luce.
Ma cos’è il velluto? Torniamo a non dare le cose per scontate.
È il risultato di una lavorazione tessile “a pelo”: durante la tessitura vengono inseriti fili supplementari che, una volta tagliati, creano una superficie corta, fitta e morbida. È proprio questa lavorazione a dare al tessuto la tipica profondità del colore, l’effetto cangiante alla luce e una mano piena e avvolgente, e anche un certo peso specifico.
Proprio il “peso” del velluto rende il design di questo vestito naturalmente asimmetrico e imprevedibile: davanti sembra mini, visto da una prospettiva laterale sembra lungo al ginocchio.
Questa illusione ottica rende questo vestito ancora più speciale, perché è abbastanza mini da slanciare la figura, e abbastanza lungo da farti sentire a tuo agio.

Ma pronte che anche stavolta arriva l’aneddoto nostalgico.
Avevo 30 anni, insegnavo al Collegio San Giuseppe De Merode, a Piazza di Spagna, era la mia prima esperienza e ci andavo vestita da me stessa. Il mio guardaroba da ex studentessa di Lettere era pieno di vestiti vintage anni 70 che indossavo sopra i pantaloni a zampa.
A proposito, ha ragione Bordone, gli anni 70 sono marroni, negli anni 70 la gente si tirava un sacco di pare perché il mondo era abbastanza incasinato, e non a caso quest’anno il marrone è tornato di moda, siamo pieni di paturnie e il mondo non sta andando bene per niente.
Ma torniamo al mio aneddoto. Una mattina ero in cortile e controllavo la mia classe durante la ricreazione quando mi si avvicina il dirigente scolastico e mi chiede di seguirlo in ufficio. Chissà cosa avevo combinato. Entro, Augusto mi guarda e mi dice: ti devi mettere la camicia, un completo, un tailleur, non puoi venire a lavorare con la gonna sopra i pantaloni.
OK Esco e vado da Massimo Dutti (ma come si fa a chiamare un brand Massimo Dutti, considerando che è un nome inventato? Non mi darò mai pace) e compro una serie di camicie.
Ma come potete immaginare non mi è andata giù questa storia (per il resto ho adorato lavorare in quella scuola ), ed eccoci qui, signori e signore, con un bel look vestito e jeans, che la mia posizione non subordinata alle linee guida stilistiche di un collegio Lasalliano mi permette di consigliarvi.

Il solito disclaimer: come sempre, anche stavolta (locuzioni avverbiali ridondanti, ma ci tengo) insieme al vestito vi vendiamo la paturnia ecologica, ovvero lo abbiamo fatto con velluto DEASTOCK. Quali sono le conseguenze di questa scelta che di certo non ci sta facendo scalare la classifica delle imprenditrici più ricche del pianeta, oltre all’evitare di aggiungere il nostro business all’elenco di quelli che questo stesso pianeta stanno distruggendo? Il fatto che è un’edizione limitata. I pezzi disponibili sono molto pochi, non è facile trovare un tessuto così speciale a un prezzo consono per dare a voi un capo bello, durevole e a un prezzo consono. Indiperciò se ne volete uno, sbrigatevi!

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