LE MANIERE DEGLI AMERICANI


Frances Trollope

Dopo 7 settimane in mare il primo affresco del diario di Frances è la torbida corrente del Mississipi, e la contrapposizione alle luccicanti onde blu sembra una metafora che preannuncia un lungo racconto descrittivo, argomentativo, a tratti emotivo del suo soggiorno negli Stati Uniti, che durerà dal 1827 al 1831, contrapposto alla sua vita in Inghilterra, dove aveva vissuto immersa nei salotti di intellettuali e accademici nel quartiere di Bloomsbury, a Londra, il quartiere del British Museum dove un secolo dopo si starebbe installata Virginia Woolf.

Frances è talmente affascinata dall’ambiente che nel capitolo 20 si spende in una splendida descrizione delle cascate del Potomac, nel capitolo 22 si sentono i suoni incessanti degli insetti che si odono nelle “lunghe estati del Maryland”, nel capitolo 26 racconta di “un’incosciente imprudenza”, quando con i figli si spinse fuori casa per assistere a una tempesta annunciata, descrivendo le immagini che rimasero scolpite per sempre nella loro memoria.

Cultura, schiavitù, diritti umani, condizione della donna. Questo libro è un trattato di sociologia che assomiglia a una chiacchierata colta fatta a cena con le amiche.

Frances ci parla come un’amica, forse la sua è «la leggerezza della signora elegante che vuole immergersi nell’attualità ma seduta comodamente nel suo salotto» (salotto frequentato anche da Foscolo, tra l'altro). Qualunque sia la voce di Frances, la verità è che è avanguardia dell’avanguardia e che la sua analisi tracciata dalle parole, evocata dalle immagini, esposta da riflessioni genuine e spassionate, lucidissime, la sua sintassi elegante, poetica e mai barocca, la sua capacità di rimanere legata alla realtà senza condirla o romanzarla, sono di un'inquietante preveggenza e devono continuare a parlarci. Se vogliamo capire qualcosa di più dell’America di oggi, dove negli anni di Frances «il libro di una storia per noi riconoscibile hanno appena cominciato a scriverlo», dobbiamo leggere queste pagine.

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